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18 Giugno
SILVIA e MARCELO con i loro 7 figli, rientrano dall'Ecuador.
Staranno in Italia qualche mese prima di ritornare nella loro missione di Zumbahua. Vai alla pagina.

Notizie recenti:
NADIA E DANIELE , ci scrivono dalla nuova missione di LA YEGUADA.
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..::  Lisa   ::..

 

Lisa nel 2002 ha conosciuto il gruppo di Tivoli. Insieme ad altri ragazzi suoi coetanei, lavorando tutte le settimane per i poveri ha maturato l'idea di andare a conoscerli ed aiutarli in prima persona. Così nel 2006 è partita per la Bolivia dove si è fermata per 4 mesi.
Tornata in Italia si è rimessa nella realtà del gruppo dei giovani in maniera sempre più decisa fino a quando, dopo esser diventata architetto, nel 2010 è ripartita, questa volta per il Perù.
Nella spedizione di Jangas
oltre ad aiutare ed accogliere tutti i poveri e bisognosi, a Lisa è stato chiesto di mettere a frutto le sue doti artistiche disegnando le opere per la "Familia de Artesanos Don Bosco" (falegnami, intagliatori e scultori) dove lavorano i ragazzi ormai padri di famiglia, che hanno frequentato le scuole dell'O.M.G.
Nel 2012 rientra in Italia, inizia a lavorare, consegue l'esame di stato, senza far mancare il suo impegno con i giovani del gruppo.
Ma, visto il bisogno sempre crescente di dar lavoro agli artesanos, Lisa riparte nell'ottobre del 2013 e torna in Perù convinta che la sua vita può essere vera solo se la vive gratis.

Per inviare offerte a LISA è possibile farlo via bonifico attraverso l' Associazione Don Bosco 3A - ONLUS
c/o Unicredit Banca, Agenzia Forlì Stadium, piazza Falcone e Borsellino
IBAN: IT 46 O 02008 13202 000010277292 (dopo IT46 c'è la lettera O di Otranto)
Nella causale indicare: " per LISA CIUFFI - Perù "
Per avere conferma che abbiamo ricevuto la donazione inviare la mail a info@omgroma.com .

 

Da una lettera di Lisa:

Cari Amici,
vorrei parlarvi di qui
, spiegarvi, farvi comprendere tutte le cose che ci sono, il perché… Parlarvi delle vite delle altre persone con cui convivo. Ho paura di non riuscire, Jangas è una spedizione grande…
Vi elenco brevemente le “opere” che ci sono per darvi un’idea: - il TALLER, una scuola professionale di falegnami dove ci sono 30 ragazzi; - la COOPERATIVA di falegnami e scultori della pietra con circa 70 artigiani; - gli OPERAI che lavorano l’orto, gli animali e i lavori in muratura; - le INFERMIERE che seguono i malati che mandano dalle varie spedizioni per le terapie in ospedale; - vicino alla nostra casa ci sono i MAGAZZINI dove si smista tutto il materiale per le altre spedizioni più lontane; - l’ISPEC (scuola per diventare maestre) con circa 40 ragazze; - l’ ORATORIO con circa 1300 bambini.
In tutto ciò la mia quotidianità è fatta del ricevere le persone in casa: gli altri volontari di passaggio, i ragazzi del taller o della cooperativa, il povero che chiede le medicine o il cambio dei viveri, la donna che chiede di poter lavorare. Sono contenta, la vita è molto intensa fisicamente, ma serena psicologicamente.
Mi piace quando riesco ad uscire con l’infermiera per andare dai poveri nei caserios (villaggi) vicini. Ogni volta è uno scontrarsi con una povertà così scarna, cruda, inimmaginabile per noi, è quasi impossibile calarsi nei loro panni: la casa piccola, fredda e sporca, il disordine, l’odore cattivo, il poco cibo, il lasciarsi morire perché non ci sono i soldi per curarsi…
Vi dico però che dopo un po’ di mesi non c’è più l’impatto della povertà che scandalizza, gli occhi si abituano, “il naso si abitua”… Rimangono però le domande che entrano sempre più dentro: guardi la vita di questa gente e vedi la loro capacità di adattarsi, di sopravvivere, di accontentarsi di niente, di non disperare, di affidarsi a quello che gli manda la vita e vorresti poter imparare da loro.
Così metti sempre più a fuoco che quello che conta nella vita, che fa felici, sono sempre meno le cose materiali (lo so è un luogo comune ma è profondamente vero) e sempre di più l’affetto, l’amore ricevuto e dato, tra madre, padre e figli, tra amici o anche tra sconosciuti. Non chiudersi solo su se stessi, sulle proprie necessità, sulla propria famiglia, sulla carriera, sui propri problemi… Io me lo ripeto tutti i giorni anche qui. Provare a pensare anche agli altri dà un sapore “più buono alla vita” o almeno un sapore che a me piace e credo piaccia anche a voi… Ognuno poi trova il suo modo di aiutare gli altri.
Vorrei provare a dirvi un’ultima cosa: “ i POVERI che vedete/vediamo nelle nostre diapositive” sono anche quelli “più semplici da capire” che arrivano in maniera più diretta…
Ma qui i poveri che aiutiamo sono anche i ragazzi del TALLER che sono stati scelti per dargli la possibilità di imparare un mestiere… Questi ragazzi a loro volta sono e saranno i COOPERATIVISTI di domani, uomini, padri che mantengono la loro famiglia… E tutto questo “baraccone si regge su fili fragilissimi fatti di offerte, aiuti, gente che compra i mobili o da lavoro ai ragazzi dei gruppi omg in Italia.
Così vi dico GRAZIE per tutto quello che avete fatto e farete. GRAZIE per i lavori che ci affidate, per l’aiuto e soprattutto per la stima e la fiducia che ci dimostrate tutte le volte che “APRITE LE PORTE”.
Un caro abbraccio. Lisa